» Ermanno REA (Napoli, 1927)
Par Cristina Noacco
Ermanno Rea giornalista e scrittore di
origini napoletane, vive tra Milano e Roma. Ha collaborato
con numerosi quotidiani e settimanali. Ha pubblicato:
Il Po si racconta: uomini, donne, paesi, città
di una Padania sconosciuta (1990; nuova edizione rivista,
1996); L'ultima lezione (1990), sulla vicenda dell'economista
Federico Caffè; e Mistero Napoletano (1995, Premio
Viareggio per la narrativa 1996), storia di una comunista
nella Napoli della guerra fredda. Nel 1998 è uscito
presso Rizzoli Fuochi fiammanti a un'ora di notte (Premio
Campiello 1999). Ermanno Rea ha affrontato sempre nei
suoi libri temi di storia sociale e politica. La sua scrittura
è legata al quotidiano e ricorda il reportage giornalistico.
I personaggi hanno autentica profondità umana e
spesso i loro dialoghi, che sfiorano la confessione intima,
come accade nella migliore letteratura acquistano il sapore
della meditazione universale. In La dismissione il tecnico
Buonocore parla in prima persona, rivolto all’amico
che ha deciso di scrivere un libro sulla vicenda dell’acciaieria
in cui ha lavorato a lungo. Il tecnico, che ha speso i
suoi anni migliori seguendo ogni fase degli impianti,
vede la fabbrica come punto centrale dell’esistenza
propria e della cittadina. Nella pagina che abbiamo scelto,
racconta uno dei giorni cruciali della sua esistenza,
il mattino in cui la fabbrica ha smesso di funzionare.
Cerca di esporre i propri ricordi con grande chiarezza
e precisione: le emozioni personali sono controllate,
mentre in primo piano troviamo i processi di produzione
e il costante rapporto di interazione tra l’uomo
e il macchinario.
Il testo, dal libro
La dismissione
Rizzoli editore. 2002
pp. 373
lingua : abbastanza difficile
genere : romanzo
L’ultima colata era avvenuta quattro
anni prima, nell’ottobre del 1990, e io la ricordavo
come se si fosse svolta il giorno avanti. Mi ero svegliato
all’alba come d’abitudine: il golfo di Pozzuoli
emergeva dai vapori della notte venato di un rosa carico,
corallino, inconfondibile indizio di tempo sereno. Non
credo di sbagliare affermando di avere allungato alcune
occhiate alla fabbrica e alle sue lingue di fuoco in maniera
niente affatto sbadata o meccanica. Anche perché
il mio punto di osservazione era (e resta) tra i più
elevati di Bagnoli: un appartamentino a oltre venti metri
sul livello del mare con due piccoli terrazzi uno dei
quali orientato proprio in faccia alla collina di Posillipo
e quindi all’Ilva e a Nisida. E poi: quei fuochi,
quel corallo, non erano sul punto di scomparire per sempre?
(Rievoco, spesso con Rosaria l’alba di quel giorno,
e lei puntualmente conferma: « Certo che c’era
tempo sereno; certo che il cielo aveva striature rosa
carico, coralline, anzi fucsia »). Nella mia vita
ne ho conosciuti pochi di momenti brutti come quello.
Quando anche l’ultima goccia di metallo si era trasferita
in basso, l’uomo addetto alla lingottiera aveva
strozzato il tubo scaricatore mentre il tecnico di esercizio
faceva il segnale di fine colata. Non so chi scrisse che
tra i presenti c’era stato qualcuno che si era coperto
il volto con le mani. Giuro che non fui io a compiere
quel gesto: non c’era emozione nel mio cuore; soltanto
un grande gelo.
Chiave di lettura
Per Napoli doveva essere lo strumento
del grande riscatto, l’antidoto contro tutte le
sue malattie. Invece… Ermanno Rea ricostruisce la
vicenda della dismissione dell’Ilva di Bagnoli,
l’acciaieria che aveva simboleggiato per il capoluogo
partenopeo la speranza di diventare una moderna città
industriale. Vincenzo Buonocore è il tecnico incaricato
di smontarne le Colate Continue per consegnarle ai cinesi
che le trasferiranno in Cina su grosse navi dalle immense
stive. E Buonocore affronta questo compito come se fosse
l’ultimo, e il più importante, della sua
vita: le smonterà, giura a se stesso, con precisione
assoluta, bullone per bullone, farfalla per farfalla,
perché rinascano laggiù, a Meishan, identiche
a se stesse. Ma dove ha radici l’ossessione di Buonocore?
A cosa dice addio con questa passione perfezionista: a
un lavoro, al suo matrimonio che nel frattempo traballa,
al progetto di una vita o al sogno di riscatto e solidarietà
di un’intera città? Rea è lo scrittore
che qui ha saputo resuscitare la tradizione del grande
romanzo civile, aprendola alle atmosfere più attuali.